Cos’hanno in comune Neolitico, romani, arabi, Etna e fango? Le Salinelle di Paternò

Non saranno tra le formazioni naturali etnee più conosciute ma le Salinelle di Paternò sono un concentrato di storia e curiosità. Nel 2016 sono state riconosciute geosito di tipo “Vulcanologico e Geochimico” di rilevanza mondiale dall’assessorato al Territorio e Ambiente della Regione Siciliana ed inserite nel “Sistema delle Salinelle del Monte Etna”.

Come s’evince dal nome, l’area geologico-naturalistica si trova a Paternò ma una delle Salinelle è accostata a Belpasso. Seppur dibattuta, recenti studi attribuiscono nascita e manifestazione dell’emissioni di gas alla presenza nel sottosuolo di cunei tettonici, che formano il fronte più avanzato della Falda di Gela.

Le tre Salinelle paternesi traggono origine da un’identica causa naturale, diversificata per caratteristiche e peculiarità. La prima differenza risiede nel fenomeno alla base: post-vulcanico, vulcanismo secondario, pseudo-vulcanico. Le rispettive specificità non s’identificano integralmente con una sola d’esse ma tutte e tre ne possiedono dei tratti, avendone qualcuno in comune.

Le Salinelle di Paternò tra nomi ufficiali e soprannomi

I tre siti paternesi sono denominati: Salinelle dei Cappuccini (o dello Stadio), Salinelle del Fiume e Salinelle di “San Biagio – Belpasso”. Dai conquistatori stranieri ai cittadini, tra motivazioni di natura ambientale e storica, le Salinelle di Paternò hanno acquisito diversi nomignoli: mofete, salse, vulcanetti di fango, polle, pozzi di fango.

Le Salinelle dei Cappuccini sono situate nell’estrema periferia nordoccidentale della città. Il loro nome deriva dalla chiesa dei Frati Cappuccini in zona, vissuta dal 1556 al 1596 e poi abbandonata a causa dell'insalubrità dell'aria. Il nome alternativo “Salinelle dello Stadio” deriva dalla prossimità con lo stadio comunale. Seppur meno utilizzato, vi è anche un terzo nome: le Salinelle di San Marco (poiché toccano il versante nordorientale della collina di San Marco).

Le Salinelle dei Cappuccini presentano un terreno argilloso, che non dà possibilità alla vegetazione di sviluppare, ed il suo aspetto muta in base alle condizioni climatiche. Le Salinelle dello Stadio hanno la maggior estensione tra quelle paternesi (circa 30.000 m2) e sono tra le più attive, con numerosi fenomeni d’emissione d’acqua e fango ad alto contenuto salino.

Le Salinelle del Fiume sono localizzate sulla sponda sinistra del fiume Simeto, nei pressi di Passo d’Ipsi, a tre chilometro dal centro di Paternò. Queste salinelle sono manifestazioni postvulcaniche legate alla vicinanza del vulcano di Paternò. Sono prodotti della risalita di acque che raggiungono i 50-60 °C. L’area presenta numerosi vulcanetti, piccoli apparati con emissioni fangose poco alimentate con modestissime emissioni gassose: possono nascere ed estinguersi dopo qualche giorno.

Le Salinelle di San Biagio – Belpasso pur essendo accostate ad un'altra città ricadono nel Comune di Paternò. Le salinelle sono state riconosciute geosito di tipo “Vulcanologico e Geochimico” di rilevanza mondiale. Il sito è il più difficile da raggiungere e si trova nella contrada Vallone Salato, a sud-est del Vulcanetto di Paternò. La caratteristica dell’emissioni di questi gas è che danno vita a vulcanetti di fango con forte contenuto di tracce oleose d’idrocarburi.

Le Salinelle di San Biagio sono vicine alla strada provinciale 135 ma defilate da essa. Nel sito vi è una forte presenza di vulcanetti ormai ma ciò che attrae i visitatori è la purezza dell’argilla prodotta. Inoltre la disposizione d’alcuni vulcanetti e del rigagnolo di fanghiglia da essi alimentato riproduce in piccolo e in una sua parte, la fase torrentizia di un fiume. 

Genesi e composizione delle Salinelle: dalla storia alla medicina con qualche curiosità

Le Salinelle di Paternò emettono principalmente acqua salata e fango ma non solo, infatti, contengono anche anidride carbonica 95%, azoto 3-4%, metano 1,5%, idrogeno 1%, acido solfidrico, elio e tracce oleose d’idrocarburi. La loro attività sarebbe legata prevalentemente al degassamento dell'energia residuale di quello stesso bacino magmatico che a suo tempo dette origine al Vulcanetto di Paternò (Collina di Paternò), oramai in via di progressivo raffreddamento.

Storicamente la genesi delle Salinelle di Paternò è incerta, combattuta tra diverse ipotesi formulate lungo gli anni. Gli esami radiometrici effettuati negli scorsi anni ipotizza la formazione delle salinelle nel VI millennio a.C., in seguito all’attività dell'Etna.

Le prime tracce d’insediamenti umani intorno alle Salinelle di Paternò risalgono al Neolitico: con i recenti scavi sono state scoperte alcune ceramiche lavorate coi fanghi dei vulcanetti. Le prime notizie storiche sulle salinelle giungono dallo storico Diodoro Siculo (60 - 30 a.C.). Tra i popoli storici, Romani ed Arabi hanno utilizzato le salinelle: i primi come stazione termale ed i secondi per adoperare i fanghi in svariati modi.

L’intensità degli studi scientifici sulle Salinelle di Paternò accrebbe dal 1736, il primo studioso fu il medico paternese Vincenzo Chisari (1707-1767) a cui poi seguirono gli scienziati: Giuseppe Recupero (1815), Henri Sainte-Claire Deville (1856), Ferdinand-André Fouqué (1865), Orazio Silvestri (1866), Filippo Eredia (1931), Gustavo Cumin (1954) e Salvatore Cocuzza Silvestri (1956-1973).

Le attività più intense delle Salinelle di Paternò si verificarono nel 1866, 1878, 1953 e 1956, caratterizzate da forti emissioni d’acque fangose. Quest’ultime interessarono anche il campo medico: in passato venivano utilizzate a scopo terapeutico su persone ed animali per la cura d’alcune patologie reumatiche.

Le Salinelle di Paternò possono essere sconosciute ai più ma non per questo il sito è meno interessante d’altri. Tra storia, cultura e aneddoti, le salinelle sono un’interessante formazione naturale da visitare almeno una volta.

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