Candelore di Sant’Agata: “barocco in movimento” che con la loro luce accompagnano la vara durante le celebrazioni agatine

Al “cerimoniale” di Don Alvaro Paternò del 1522 si contavano circa una trentina di candelore, divenute 28 nel 1674 e 13 agli inizi del ‘900 sino ai giorni nostri. L’emergenza epidemiologica Covid-19 ha mutato la festa di Sant’Agata 2021. Le celebrazioni agatine saranno diverse, come l’interno anno trascorso. Nessuna processione ma solo preghiera e fede. IL 2 febbraio è la festa della Presentazione al Tempio di Gesù anche conosciuta come la giornata della Candelora. In questa ricorrenza riviviamo la storia delle candelore di Sant’Agata.

La candelora ha un significato semplice ma profondo: simboleggia la luce che squarcia le tenebre. Durante i secoli hanno subito variazioni di numero, peso, modifiche strutturali e piccole aggiunte. Ai giorni nostri le candelore di Sant’Agata sono 13, pesanti dai 400 ai 900 chili e rigorosamente portate a spalla da un minimo di 4 a un massimo di 12 uomini, a seconda del peso. Le loro origini variano ma tutte sono accomunate dall’essere parte di una corporazione di arti e mestieri o “contrada”, eccezion fatta per la prima e quella del Circolo Cittadino di Sant’Agata fondato dal Beato Cardinale Dusmet.

È proprio la prima candelora ad essere la più piccolina e la “outsider” del gruppo, infatti, fu voluta dal vescovo Ventimiglia in seguito all’eruzione del 1776. Prima d’addentrarci nell’elencare le singole caratteristiche ripassiamo storia e costruzione. Le candelore anche dette cerei o cannalori sono in breve grosse costruzioni in legno, riccamente scolpite e dorate in superficie, costruite generalmente, nello stile del barocco siciliano, contenenti al centro un grosso cero (da qui il nome "cerei").

Le decorazioni delle candelore sono svariate: putti, statue di santi e immagini della Santa, della sua vita e del suo martirio, nei giorni di festa vengono agghindate con ghirlande e composizioni floreali. In passato giunto il tramonto le candelore erano illuminate da candele e lucerne, modernamente sostituiti da lampade elettriche alimentate d’accumulatori.

La danza delle candelore è un’altra interessante particolarità. Rigorosamente in fila indiana a “scortare” la vara, le candelore hanno un loro modo di “camminare” o meglio dire “annacare”, infatti, i portantini sincronizzano il passo per effettuare l’andatura caracollante. Da questo modo di procedere nasce il detto tipicamente catanese: “t’annachi comu ‘na cannalora”.

Le 13 candelore sono: il Cereo di Monsignor Ventimiglia o di sant'Aita (il più piccolo, fondato dall’allora Vescovo di Catania Mons. Ventimiglia nel 1766), il Cereo dei rinoti (la prima delle grandi, la più antica e in stile barocco), il Cereo dei giardinieri (in stile gotico, sormontato da una corona per cui è soprannominato la regina delle cannalore), il Cereo dei pescivendoli o pisciari (in stile rococò, con una corona floreale pendente dagli altorilievi del secondo ordine creando una sensazione di movimento durante l'annacata, motivo per cui è soprannominata "la bersagliera"), il Cereo dei fruttivendoli o 'a signurina per la sua semplice bellezza (realizzato su di una base costituita da quattro cigni), il Cereo dei macellai o dei chianchieri ( poggia su di una base costituita da quattro leoni con una statua di San Sebastiano, patrono della corporazione, nella parte alta), il Cereo dei pastai o pastari ( risalente ai primi ‘700, in stile barocco), il Cereo dei pizzicagnoli (in stile art noveau o liberty con base costituita da quattro cariatidi), il Cereo degli osti o putiari ( in stile impero con base rappresentata da quattro leoni), il Cereo dei panificatori o pannitteri (il più grande di tutti, così imponente da esser chiamato “’a mamma” e trasportato da ben 12 uomini, la prima costruzione è del XVIII secolo, con base costituita da quattro statue di Atlante), il Cereo Villaggio Sant'Agata (dono dell’omonimo quartiere nel 2010 e parte della processione due anni dopo, in tutta la struttura sono scolpite le varie fasi del martirio di Sant'Agata), il Cereo dei mastri artigiani (donato nel 2016 e in processione dopo due anni, anticamente donato alla Madonna Assunta e conservato nella chiesa di Maria SS. Assunta alla Plaja), il Cereo del Circolo sant'Agata (realizzato nel 1874, in stile neoclassico con raffigurati Sant'Agata e il martire catanese sant'Euplio, chiude la processione delle candelore).

Il numero delle candelore è variato negli anni (Nel 1514 se ne contavano 22, nel 1674 erano 28, a oggi 13) ma ciò che non è cambiato nella tradizione è la loro posizione nella processione. Le candelore hanno una posizione codificata e sancita dalla data di realizzazione, eccezione fatta per quella che apre e quella che chiude.

Ad aprire è sempre la candelora Ventimiglia e seguono le candelore: dei Rinoti (o Primo Cereo, dono del quartiere di San Giuseppe la Rena), degli Ortofloricoltori (giardinieri e fiorai), dei Pescivendoli, dei Fruttivendoli, dei chianchieri, dei Pastai, dei Pizzicagnoli, dei Bettolieri, dei Panettieri, del Circolo Cittadino di Sant’Agata, del Villaggio Sant’Agata, dei Mastri Artigiani e infine della Parrocchia Santa Maria Assunta.

Le candelore aprono le danze il 3 febbraio con la processione della “offerta della cera” per poi, nei giorni seguenti, anticipare il cammino del fercolo con le reliquie di Sant’Agata. Oltre il clou delle celebrazioni agatine, non è insolito vedere le candelore in giro anche dieci giorni prima della processione, poiché girano in città presso le botteghe dei soci della corporazione a cui sono legate mentre la banda le accompagna con allegre marcette.

Al termine delle celebrazioni agatine alcune candelore tornano all’interno della chiesa di San Nicolò l’arena mentre altre in diverse chiese in cui sono manutenute e restaurate dalle corporazioni o privati. La più antica descrizione dei festeggiamenti in cui presenziano le candelore risale al “cerimoniale” di Don Alvaro Paternò del 1522: i festeggiamenti cominciavano il primo febbraio e giorno tre l’allora trentina di cerei votivi (detti ai tempi “gilii”) accompagnavano le celebrazioni. Le candelore e la loro tradizione hanno acquisito fama e il loro fascino è definito un vero e proprio “Barocco in movimento”.

Fonte foto: VisitCatania

Giornalista fanatico delle due ruote e della fotografia, pieno d'ideali e senza prezzo nel cartellino.